Piazza di Spagna

La Scalinata di Piazza di Spagna.

La scalinata di Trinità dei monti fu realizzata tra il 1723 e il 1726 su progetto dell’architetto romano Francesco De Sanctis (1693-1740) come scenografico raccordo tra le pendici del Pincio, dominate dalla chiesa della SS. Trinità e la sottostante piazza di Spagna. Qui era la fontana della Barcaccia realizzata nel 1626-29 da Pietro Bernini con la collaborazione del figlio Gianlorenzo.
L’idea di superare il forte dislivello tra il Pincio e lo slargo sottostante con una scala è documentata a partire dalla metà del XVI secolo, ma fu solo nel 1600 che, grazie al lascito dell’addetto all’Ambasciata Francese, Stefano Gueffier e per l’interessamento del Cardinale Mazzarino, fu redatta una prima serie di progetti, tra cui uno attribuito alla cerchia di Gianlorenzo Bernini.
Questi prevedeva al centro della composizione la statua equestre del Re Luigi XIV.
A seguito della controversia sorta tra lo Stato della Chiesa e la Corona di Francia sulla proprietà del terreno, il concorso per realizzare l’opera fu bandito solo nel 1717 dal Pontefice Clemente XI. Vi parteciparono, oltre al vincitore Francesco De Sanctis, gli architetti Alessandro Specchi, Alessandro Gaulli e Filippo Juvarra.
I lavori, avviati da Papa Innocenzo I, furono ultimati da Benedetto XIII nel 1726 con un costo totale di oltre 50.000 scudi, in parte costituiti dai profitti del lascito del Gueffier.
(targa apposta sulla Piazza)

Palazzo Spagna.
Il nucleo originario dell’attuale palazzo dell’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede fu fatto costruire dalla famiglia Iacobilli tra il 1592 e il 1600 ed è attribuibile all’architetto Carlo Lambardi (1559-1620). Dopo diversi passaggi di proprietà, il palazzo fu acquistato nel 1624 da Nicolò Monaldeschi, e poi, nel 1647, dall’ambasciatore spagnolo Iñigo Vélez de Guevara, VIII conte de Oñate, il quale affidò a Francesco Borromini l’incarico di ristrutturare la fabbrica cinquecentesca. Seguendo le direttrici del progetto di Borromini furono realizzati l’androne, lo scalone e buona parte del piano nobile, ma non fu possibile portare a termine i lavori. Infatti, il conte de Oñate, il quale aveva acquistato l’edificio con la speranza, che fu poi delusa, di essere nominato Cardinale, nel 1648 dovette lasciare Roma per assumere la carica di viceré di Napoli. Egli stesso, di conseguenza, decise di cedere l’edificio alla corona spagnola. La prosecuzione dei lavori fu affidata dall’ambasciatore Diego de Aragòn, IV duca de Terranova a un altro architetto, Antonio Del Grande il quale portò a termine la fabbrica tra il 1654 e il 1657. Mentre Borromini per l’aspirante cardinale voleva riprendere il tipico impianto rinascimentale, formato da quattro bracci, cortile centrale e giardini sul fronte posteriore, Antonio Del Grande dovette calibrare il suo intervento sulle esigenze di un’ambasciata. La modifica più importante apportata da Del Grande al progetto Borromini riguarda l’eliminazione di uno dei due giardini simmetrici previsti per il fronte posteriore al fine di prolungare l’ala destra, parallela a via Borgognona, destinata agli appartamenti privati.
Tale intervento alterò la perfetta simmetria planimetrica pensata da Borromini. La facciata del palazzo fu invece realizzata nel 1812 dall’architetto Adrien Pàris. L’aspetto più originale dell’intervento di Borromini è certamente costituito dallo scalone, rifatto nel 1899 ma rispettando l’originaria posizione e articolazione. Lo scalone, infatti, situato in asse con il cortile centrale e formato da tre rampe coperte da un’unica volta, si discosta per queste caratteristiche dalla tradizione architettonica romana che vede, di norma, gli scaloni situati in una delle ali laterali degli edifici e formati nella maggior parte dei casi da due rampe coperte ciascuna da una volta. Il conte de Oñate fece invece riprendere a Borromini modelli tipici della tradizione dei palazzi reali spagnoli, ottenendo uno degli scaloni più comodi e luminosi di tutto il seicento romano. Deriva invece da un modello romano del Cinquecento la volta dell’androne, sostenuta da archi a sesto ribassato: è, infatti, ripresa la soluzione adottata nel corridoio del piano nobile.
(targa apposta sulla Piazza)

La piazza in un'incisione di Gianbattista Piranesi

(La piazza in un’incisione di Gianbattista Piranesi)

Piazza di Spagna: ambasciata e colonna dell’Immacolata

Le due nazioni europee, Francia e Spagna, che per secoli hanno condizionato la storia italiana e romana, si sono affrontate tra il ‘600 e il ‘700 nella piazza, fino allora chiamata della Trinità, ma poi definitivamente diventata Piazza di Spagna. La piazza ha la forma di una farfalla dalle ali triangolari i cui vertici coincidono con i piedi della scalinata.
Il triangolo di nord-ovest, sul quale la Francia ha più volte avanzato pretese di proprietà, è dominato dalla Scalinata e dalla Chiesa di Trinità de’ Monti; l’altro triangolo ha invece il suo fulcro nel Palazzo di Spagna, attuale ambasciata della nazione, presso la Santa Sede.
La decisione degli ambasciatori spagnoli di attestarsi in questa zona risale al 1620; fu acquistato un edificio preesistente, al quale Antonio del Grande, avvalendosi della collaborazione di Francesco Borromini, apportò le necessarie modifiche.
L’influenza della Spagna in tutta la zona circostante fu immediatamente evidente. Non solo la nazione godeva di piena giurisdizione, ma disponeva di proprie soldatesche per il controllo del territorio.
In poco tempo i 14.000 residenti furono posti sotto protezione spagnola. Nel 1854, dopo la proclamazione del Dogma dell’Immacolata, papa Pio IX fece erigere davanti all’ambasciata la Colonna dell’Immacolata.

(Tratto dal sito internet http://www.romaviva.com)